Stasera la TV ci offre una preziosa opportunità di rivedere (o scoprire) un film che, a ormai otto anni dalla sua uscita, conserva intatta la sua forza e il suo messaggio: “Il Diritto di Contare” (Hidden Figures nell’originale). Il fatto che venga riproposto a così tanta distanza dalla sua prima proiezione nelle sale non è un caso, ma l’ennesima riprova della sua intrinseca rilevanza. Non si tratta solo di una pellicola ben scritta e splendidamente interpretata, ma di un potente promemoria su temi che, purtroppo, sono tutt’altro che superati.
Il film, diretto da Theodore Melfi, porta sul grande schermo la storia vera di Katherine Johnson, Dorothy Vaughan e Mary Jackson, tre brillanti matematiche afroamericane che, negli anni ’60, lavorarono alla NASA in un’epoca di segregazione razziale e profonde disuguaglianze di genere. Le loro menti eccezionali furono strumentali per alcune delle più grandi imprese spaziali americane, inclusa la missione Mercury-Atlas 6 che portò John Glenn in orbita. Eppure, le loro storie rimasero sommerse per decenni, oscurate da un sistema che le relegava ai margini.
Questa riproposizione televisiva è un’occasione per riflettere non solo sulla straordinarietà di queste donne, ma anche sul contesto storico in cui operarono. Si parla spesso dell’America degli anni ’60 come di un’epoca di grandi cambiamenti e progresso, ma il film ci ricorda il lato oscuro di quel periodo, dove il talento e la dedizione venivano sistematicamente penalizzati in base al colore della pelle o al genere. Katherine costretta a correre per chilometri per raggiungere un bagno “per neri”, Dorothy che fatica a ottenere il riconoscimento per la sua leadership informale, Mary che deve lottare in tribunale per poter frequentare i corsi necessari al suo avanzamento di carriera: sono tutte immagini potenti che ci fanno capire il peso della discriminazione quotidiana.
Un Messaggio Ancora Attuale
Ciò che rende “Il Diritto di Contare” così rilevante oggi, e che giustifica la sua continua programmazione, è il suo messaggio di resilienza e la sua denuncia delle disuguaglianze. Sebbene la segregazione razziale palese sia (fortunatamente) un ricordo, le barriere invisibili, ma non meno reali, persistono. Quante altre “figure nascoste” ci sono ancora oggi, donne e minoranze che, nonostante competenze e talenti eccezionali, faticano a emergere o a ottenere il giusto riconoscimento in campi come la scienza, la tecnologia, l’ingegneria e la matematica (le cosiddette discipline STEM)?
Il film ci invita a interrogarci sui nostri bias, sulle convinzioni implicite che possono influenzare il nostro giudizio e il modo in cui percepiamo il potenziale altrui. Ci ricorda che il progresso non è solo una questione tecnologica, ma anche sociale. Per raggiungere vette sempre più alte, come nel caso delle missioni spaziali della NASA, è fondamentale abbattere ogni forma di discriminazione e valorizzare appieno il contributo di ogni individuo, indipendentemente dalla sua provenienza o identità.
In un’epoca in cui si discute molto di inclusione e diversità, “Il Diritto di Contare” si erge come un faro. È un invito a celebrare le conquiste passate ma, ancor di più, a continuare a combattere le battaglie attuali per un mondo più equo. Sedersi stasera davanti alla TV per vedere (o rivedere) questo film non è solo un modo per passare una serata piacevole, ma è anche un’occasione per rinnovare la nostra consapevolezza critica e trarre ispirazione da donne che, con la loro intelligenza e tenacia, hanno davvero cambiato la storia. Un’occasione da non perdere per chiunque creda nel potere della conoscenza e nell’importanza di dare a tutti la possibilità di contare.
